Quali sono i segnali che un genitore può osservare già nei primi anni?
Riconoscere precocemente i campanelli d’allarme permette di intervenire prima, quando la plasticità cerebrale è maggiore. Alcuni segnali da non sottovalutare:
• Il bambino non usa il gesto di indicazione per fare richieste e non cerca di condividere l’attenzione per un oggetto di interesse con l’adulto.
• E’ poco presente il contatto visivo, non risponde col sorriso a quello delle figure accudenti e appare poco interessato alle interazioni con gli altri.
• Non si gira quando viene chiamato.
• Non emette le vocalizzazioni attese (come la lallazione), ma suoni atipici, gutturali o ripetitivi.
• Raggiunge tardivamente tappe dello sviluppo, come sedersi, acquisire il controllo sfinterico, salire autonomamente le scale.
• Parla tardi, o non parla affatto, o ha un linguaggio povero e poco funzionale.
Quali sono i principali disturbi dello sviluppo e come si distinguono tra loro?
I disturbi del neurosviluppo si manifestano nei primi anni di vita e interessano aree diverse dello sviluppo. Tra i principali:
• Disturbo dello spettro autistico (ASD): può essere riconosciuto già entro i due anni, soprattutto nelle forme più gravi. Si può caratterizzare con comportamenti ristretti e ripetitivi e difficoltà nella comunicazione e nell’iterazione sociale.
• Disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD): i segnali possono emergere anche nella prima infanzia. Alcuni bambini mostrano una marcata irrequietezza, passano da un gioco all’altro senza fermarsi, faticano a mantenere l’attenzione anche per brevi periodi. Tuttavia, la diagnosi viene solitamente formalizzata in età scolare, quando emergono difficoltà a seguire le lezioni, a gestire i materiali, a portare a termine i compiti.
• Disturbi specifici dell’apprendimento (DSA): alla scuola primaria si manifestano in modo più chiaro: difficoltà nel leggere, nello scrivere, nel fare calcoli, lentezza esecutiva, errori ricorrenti. Tuttavia, anche in età prescolare si possono osservare segnali premonitori, come fatica nella discriminazione dei suoni, scarsa memoria di lavoro, disorganizzazione nel gioco e nella gestione dello spazio. In questi casi, l’intervento precoce non elimina la difficoltà, ma può ridurne l’impatto e aiutare il bambino a costruire strategie efficaci.
• Ritardo globale dello sviluppo: riguarda bambini che mostrano un rallentamento generalizzato in più aree (motoria, linguistica, cognitiva). Può essere una condizione transitoria oppure evolvere in quadri più definiti, come la disabilità intellettiva o lo spettro autistico.