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Le patologie della mano

È molto importante nel post operatorio rispettare le indicazioni date dal chirurgo circa l’assunzione di farmaci,la sospensione del fumo e il riposo, evitando sforzi o movimenti che possono influire nella corretta guarigione

DOTT. Giuseppe URAS

Specializzato in Ortopedia e Traumatologia

Le patologie della mano, di natura traumatica o artrosica, arrivano a compromettere le funzionalità e a pregiudicare lo svolgimento di attività quotidiane. Il paziente può percepire una sensazione di formicolio, altre volte il dolore è localizzato e si verificano riduzione di sensibilità e difficoltà di movimento. “Le mani sono organi periferici, rappresentati da più strutture – ossee, tendinee, vascolari, sensitive - che interagiscono tra loro: l’impatto causato dal loro malfunzionamento, se non affrontato con sollecitudine, può produrre gravi disagi” avverte il dott. Giuseppe Uras, specializzato in ortopedia e traumatologia, chirurgo della mano e del polso.

Tra le patologie più diffuse figura la rizoartrosi, cioè l’artrosi dell’articolazione trapezio metacarpale, che si trova alla base del pollice. Il sintomo principale è il dolore localizzato alla base del primo raggio, dovuto all’usura delle cartilagini di rivestimento del trapezio e della base del primo metacarpo. Dal punto di vista clinico e radiografico, la rizoartrosi si divide in quattro stadi – spiega il dott.Uras - I primi due stadi si trattano dal punto di vista riabilitativo e fisioterapico, mentre il terzo e il quarto stadio, caratterizzati spesso da deformità del pollice, tumefazione e deficit funzionale, presuppongono una indicazione chirurgica. Dopo l’intervento è in ogni caso necessaria una terapia riabilitativa per ripristinare la funzione motoria e sensitiva a carico del primo raggio metacarpale”. La diagnosi si avvale dell’esame clinico del paziente e viene confermata da un esame radiologico. All’inizio, per la cura delle forme meno gravi di rizoartrosi, al paziente viene proposto un programma di trattamento conservativo che prevede il riposo, l’educazione ad una corretta economia articolare, terapia medica e fisioterapica antinfiammatoria e l’uso di tutori statici. In fase avanzata la rizoartrosi diviene una condizione invalidante, che richiede un intervento chirurgico. Chi ne soffre fatica, infatti, a svolgere anche le azioni più semplici, come girare una chiave, guidare, scrivere, cucire, sollevare un piatto. L’operazione chirurgica è perciò consigliata: “Un intervento rapido e risolutivo è l’artroplastica in sospensione, che consiste nella rimozione del trapezio e nell’esecuzione di un’artroplastica biologica con l’utilizzo del tendine abduttore lungo del pollice, che agisce come cardine del primo metacarpo."

Con la rimozione del trapezio si impedisce che ci sia l’attrito articolare con la scomparsa del dolore– aggiunge il dott. Giuseppe Uras – mentre la trasposizione tendinea tende a salvaguardare la mobilità del pollice creando un canestro tendineo dove si appoggia la base del metacarpo con tutto il suo raggio”. Più difficile a dirsi che a farsi: l’intervento, in anestesia di plesso, dura al massimo 45 minuti. Il decorso post operatorio prevede l’utilizzo di una valva gessata di posizione per almeno 15 giorni e di un tutore da mettere la notte nel mese successivo. E’ poi possibile iniziare la fisioterapia, che dura circa un mese e che consiste in esercizi di mobilizzazione – ovvero
nei movimenti di opposizione del pollice e nel recupero delle forze di presa. Bisogna procedere gradualmente, evitando nei primi tempi le forze di presa di trazione e di presa a piena mano sul primo raggio metacarpale. In 4/5 mesi la mano è stabilizzata. Un’altra patologia - accompagnata da dolori prevalentemente notturni con parestesie, formicolio a carico delle prime tre dita della mano, riduzione della sensibilità, deficit della forza nella pinza pollice-indice - è la sindrome del tunnel carpale, dovuta alla compressione del nervo mediano all’interno del canale del carpo. Il tunnel carpale è un canale inestensibile che si trova anteriormente, a livello del polso: al suo interno decorrono i tendini flessori delle dita lunghe e il tendine flessore del pollice; al di sopra dei tendini si posiziona il nervo mediano. Tutte le patologie del canale si ripercuotono sul nervo mediano, che è la struttura più sensibile.

Ma come si fa la diagnosi di sindrome del tunnel carpale?

Basta una visita dallo specialista e un’esame strumentale: si tratta dell’elettromiografia per lo studio del nervo mediano. Con l’elettromiografia si valuta la velocità della conduzione nervosa. All’inizio si ha una fase irritativa, che può essere affrontata con una terapia riabilitativa – fisica, antalgica, terapia medica antinfiammatoria e cortisonica e con tutori di posizione soprattutto durante la notte. Quando il deficit diviene funzionale, l’indicazione chirurgica è prioritaria: “Con l’intervento si procede alla decompressione del canale con l’apertura del tetto del canale del carpo, effettuata per creare spazio all’interno” dice il dott. Uras. Dopo l’operazione, che dura circa 10 minuti in anestesia locale, non è necessario indossare un tutore ma bisogna usare cautela, evitare i pesi e i movimenti di trazione per almeno un mese. La riabilitazione avviene attraverso esercizi di mobilizzazione attiva e passiva delle dita: il margine di recupero è molto alto, così come per tutti gli interventi chirurgici consigliati in caso di altre patologie (dito a scatto o tenosinoviti stenosanti a carico dei flessori), qualora il trattamento conservativo non dovesse sortire gli effetti sperati. Gli interventi chirurgici, mininvasivi, consentono di riprendere molto presto l’utilizzo completo della mano.

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